Tre notti

Sono entrata senza una ragione precisa.

Si potrebbe dire che sia stata attratta da qualcosa di impercettibile.
Si potrebbe dire che sia stata tirata e attirata da un filo invisibile e che la mia forza e la mia volontà non abbiano avuto ragione su di esso. Si potrebbe dire che una forza oscura mi abbia trascinata all’interno di quel luogo… certo, si potrebbero dire tante cose. Qualcuno potrebbe per caso impedirmi di dire qualunque cosa? Sarei libera di dire questo ed altro se lo volessi… ma non lo dirò!
Dirò, invece, che sono entrata solo perché mi andava di farlo, semplicemente. E lui era lì, in mezzo a tanti altri.

Ed io l’ho guardato una volta e poi ho distolto lo sguardo, ma poi l’ho guardato di nuovo e ancora ne ho guardati altri.
Ma quando i miei occhi si sono posati su di lui per la terza volta ho capito che la mia curiosità andava oltre i primi tre sguardi. Avevo bisogno di sapere di più di quello che mi arrivava semplicemente dalla percezione visiva, volevo andare a fondo, superare la superficialità e arrivare all’essenza.
E così mi sono avvicinata a lui, solo a lui, e tutti gli altri hanno smesso di esistere!

Perché proprio lui? E chi può saperlo!
Cosa mi ha attirato in lui? Non lo so, davvero!
So soltanto che se ne stava lì a guardarmi proprio come tutti gli altri, ma solo lui ha attirato la mia attenzione, sebbene non fosse il migliore, almeno non apparentemente.
Ce n’erano degli altri che a prima vista sembravano anche più belli, sì insomma, si presentavano decisamente meglio, promettevano meraviglie nascoste tutte da scoprire, sembravano potenzialmente più soddisfacenti.
Ma io difficilmente mi lascio corrompere dall’esteriorità, diffido sempre della superficie delle cose.
Non credo si tratti di un mio merito no, non ritengo di possedere un’intelligenza superiore, piuttosto più intuito.
In certi casi mi lascio guidare ciecamente dall’intuito, dall’istinto primordiale e, sarà anche un caso non dico di no, ma difficilmente mi sbaglio.

Tutti i miei incontri di questo tipo sono sempre andati a meraviglia, hanno sempre superato le aspettative, qualche volta le hanno semplicemente rispettate… ma mai deluse.
E’ come se in determinati periodi della mia vita mi si sviluppasse uno speciale sensore, come un’antennina invisibile che comincia a fare beep! beep! non appena mi avvicino a quello che inconsapevolmente sto cercando, a quello di cui ho bisogno.
Ed è accaduto anche stavolta!

E’ bastato uno sguardo (veramente ce ne sono voluti tre… ma il primo è stato quello decisivo!) e ho deciso che lo volevo, che lo desideravo ardentemente, che era di lui che in quel momento avevo bisogno, che dopo averlo visto non avrei più potuto farne a meno… e così me lo sono portato a casa!
L’ho lasciato ad aspettarmi in camera da letto e sono andata a farmi una doccia.

E intanto pensavo a come sarebbe stato…

E se questa volta avevo sbagliato tutto?
Se il mio intuito questa volta non fosse stato all’altezza della scelta?
Se non mi avesse soddisfatta?
Se fossi rimasta terribilmente delusa?

Certo, sapevo bene di correre questo rischio e lo sapevo anche quando avevo deciso di portarmelo a casa, ero perfettamente consapevole di quello a cui andavo incontro, ma ormai era lì che mi aspettava… e non potevo più tirarmi indietro!

Certo… avrebbe invece potuto rivelarsi straordinario, avrebbe potuto trascinarmi verso orizzonti mai sognati, mondi mai immaginati, piaceri mai sperati.
Avrei potuto ritrovarmi a vivere una storia sorprendente, coinvolgente ed eccitante, oppure noiosa e banale… chissà!

Ho chiuso i rubinetti con la voglia di prolungare la mia permanenza in bagno.
Avevo paura. Paura di essermi sbagliata.
Non me lo sarei perdonato, non ora!
Avevo troppo bisogno di entrare in un mondo denso di piaceri… o di tormenti!…
Che poi è la stessa cosa: il piacere del tormento, ecco di cosa avevo bisogno!

Ho indossato l’accappatoio e ho indugiato a lungo nell’asciugare per bene ogni piega del mio corpo. Sono rimasta lì, ad accarezzarmi dolcemente con l’accappatoio con gli occhi chiusi, con la mente pronta a sprofondare nel buio abissale di una nuova storia.
Ho riaperto gli occhi e col cuore in subbuglio ho indossato la camicia da notte: bianca. Per l’occasione.

In questi casi indosso sempre una camicia da notte bianca.

E’ un modo per consegnarmi in tutta la mia purezza: come una vergine, come una pagina tutta da scrivere, come una tela tutta da dipingere, come una sposa da amare!

Sono entrata in camera da letto in punta di piedi… e lui era lì, proprio dove lo avevo lasciato io, fisso nel suo caparbio mistero, pronto a svelarsi a me.
L’ho guardato ancora, a lungo, senza avvicinarmi. Poi ho teso una mano e l’ho afferrato.
L’ho accarezzato e volevo prolungare ancora l’attesa, non volevo che mi si svelasse subito, volevo pregustare il momento in cui sarebbe finalmente stato mio, il momento in cui sarebbe entrato in me, nella mia mente, nel mio cervello, nel mio sangue…!
Si è lasciato toccare… e prima che me ne rendessi conto… si è aperto e anch’io mi sono aperta a lui.

E la pagina veniva scritta e la pagina veniva letta e i colori venivano assorbiti dalla tela e la sposa perdeva la sua verginità.
Ed è stato lungo denso intenso non so quanto sia durato. Ci siamo divorati!
Non riuscivo a staccarmi da lui, non volevo che mi abbandonasse al sonno, volevo continuare ancora e ancora per tutta la notte, fino a consumarlo, finirlo e ricominciare da capo e ancora e ancora e ancora…! Finchè non è sopraggiunto il sonno.
E dal sogno dell’incoscienza vigile sono passata a quello dell’incoscienza onirica.

Tre notti. E’ durato tre notti.

Tre notti durante le quali ha avuto il potere di cancellare la mia vita, la mia identità, la mia realtà.
Tre notti durante le quali si è trasformato nel mio mondo e ha trasformato il mio mondo, la mia essenza, i miei sogni.
Tre notti. Solo tre notti.
E poi… è finito tutto!
E’ finito. L’ho finito. Esaurito. Chiuso!

Ogni cosa ha un inizio e una fine, soprattutto questo genere di cose, ed io questo lo so, da sempre, ma non mi ci abituerò mai!

E alla fine finisce sempre che finisce!…
Ed io rimango immersa in un profondo senso di mancanza di assenza di annaspamento di svuotamento
e scivolo dal bordo del precipizio e mi dimeno nel vuoto
e l’unico appiglio che riesco a trovare è il ricordo e ripercorro mentalmente ogni passo ogni parola ogni svolta decisiva.

Ma il lutto dura poco, come sempre!

E alla fine, come sempre, mi sveglio una mattina con un’energia tutta nuova, mi guardo allo specchio e mi dico: La vita continua! Si ricomincia!
E mi vesto con cura, ed esco di casa intrisa di una nuova speranza, e torno lì: ne troverò un altro, forse anche migliore!
E così ho fatto anche stavolta… e l’ho visto!

Ma questa volta… sono stata attratta da qualcosa di razionale: il nome dell’autore…
…lo stesso di prima!…
… e non ha funzionato!

Una delusione! Una noia!
Avevo l’impulso di lasciar perdere dopo le prime dieci pagine, ma ho voluto andare avanti…
Non è possibile! – mi dicevo – non può essere così insulso, così poco intrigante, così banale, così… deludente!

Nella scelta di un libro non devo mai lasciarmi guidare da un motivo razionale, devo fidarmi solo dell’istinto!
Me ne devo ricordare.
Per la prossima volta.
E per sempre!

 

Informazioni su virginiaalba

Attrice di teatro. Autrice di testi teatrali. Regista. Speaker - Italian Voiceover
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